Il corpo, supremo intermediario tra anima e creato

 

Il Corpo, Supremo Intermediario tra Anima e Creato – Il Corpo Umano – di Paolo Giordano.

 

L’Afghanistan come metafora di tutte le guerre, materiali e interiori.

L’Afghanistan è terra antica, terra di vita e di morte, il campo di battaglia dell’esistere, perché se dall’inizio dei tempi l’uomo ha elargito amore e dolore quasi in egual misura, questo aspro paese di roccia e polvere, ne rappresenta idealmente il palcoscenico: da tempi remoti popolato di vita e spopolato dalle guerre, conflitti antichi, poi meno, e ancora location delle guerre moderne, quelle cominciate da pochi, continuate da tanti e finite da nessuno. In questo inferno in terra Giordano ambienta Il Corpo Umano; è in questo paese ostico e calpestato da un popolo esperto, saggio e disincantato ma mai domo, che un pugno di ragazzi invece inesperti e sulla soglia dell’agognata e temuta vita adulta, viene inviato alla guerra del crescere, in missione di pace: ebbene sì, proprio là dove pace mai è esistita.

“Quanta noia, tenente. Creda a me. Questa guerra la perderemo così, alla fine. Quei farabutti ci ammazzeranno di noia.”

Anima e corpo, estasi e perdizione.

Il corpo umano è ciò che di noi si mostra al mondo, pura materia, rozza e indurita ma anche sensibile e delicata, esattamente come quello che custodiamo dentro, estasi e perdizione. Il tormentato tenente Egitto, lo sbruffone Cederna, il suo giovane e infantile amico Ietri, e anche il bel Maresciallo René, quello per cui le donne sono disposte a pagare, sono soldati, sono solo una parte di quell’universo così fragile che lotta per sopravvivere e per consumare fino in fondo una piccola esistenza precaria a cui una granata, o un semplice caso, possono porre fine in un attimo e senza preavviso. Piccoli uomini come tanti, che nell’amicizia, nell’onore, nell’amore ma anche solo nella tenacia prepotente di andare avanti contro tutto e tutti, trovano un senso al loro esserci quando un senso proprio non c’è, e nell’accettare le ferite sulla pelle e nell’anima, accettano anche la vita per quanto ingrata possa essersi dimostrata, a loro volta dimostrando a quella vita e a se stessi di esserci ancora e di essere cresciuti.

I veterani che conoscono la sensazione da altre missioni
la accolgono flemmatici.
Eppure anche loro, combattenti esperti e coriacei,
vedono per la prima volta la fortezza inespugnabile che hanno eretto
per ciò che è davvero: un recinto di sabbia esposto alle avversità.

Giordano riesce a svelare il mondo interiore dei personaggi senza fatica, è la sua scrittura semplice e diretta che lo consente, attraverso il fatto narrato si afferma anche ciò che non si vede, l’intimità celata da quel corpo, supremo intermediario tra anima e creato.

Luca

Foto di Caterina Sorrenti

 

 

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paginerecensioni-il-corpo-umano-copertinaIl corpo umano
Paolo Giordano
Editore: Mondadori
Lingua: Italiano
Brossura
ISBN9788866210610
€14

 

 

Trama.

Il maresciallo Antonio René comanda un plotone di ragazzi inesperti inviati in Afghanistan in missione di pace, per quella che sarà la prima vera prova della loro vita. La zona a cui saranno destinati sarà una delle più pericolose di tutto il conflitto. Il caldo e la noia saranno i primi avversari, che con la deconcentrazione dovuta ad un nemico che apparirà a lungo andare sempre più irreale, porterà i soldati a ricostruirsi la vita che conoscono. Sarà allora durante la notte, che nel silenzio della civiltà e del mondo i giovani titubanti rimarranno in ascolto del proprio corpo, dei battiti del cuore e del lavorio degli altri organi, un’attività incessante e così essenziale. Quando finalmente il nemico reale si paleserà, ognuno di quei giovani dovrà tirare le fila di ciò che avrà lasciato in sospeso per esordire bruscamente nella vita adulta. E poi, più nulla sarà come prima.

 

 

L’autore.

Paolo Giordano ha conseguito la laurea specialistica in fisica delle interazioni fondamentali presso l’Università degli studi di Torino nel 2006 2007; ha poi vinto una borsa di studio per il corso di dottorato di ricerca in fisica delle particelle. Con il romanzo La solitudine dei numeri primi (Mondadori, 2008) vincerà il Premio Campiello Opera Prima, il Premio Fiesole Narrativa Under 40 e il Premio Strega.
Nell’antologia Dignità! Nove scrittori per Medici Senza Frontiere (Feltrinelli 2011), è incluso un suo racconto. Nel 2012 pubblica il romanzo Il corpo umano (Mondadori) e nel 2014 Il nero e l’argento (Einaudi).

 

 

6 thoughts on “Il corpo, supremo intermediario tra anima e creato

  1. Giordano è un grande conoscitore dei meccanismi dell’animo umano, sensibile e profondo come pochi. “La solitudine dei numeri primi” è uno dei libri più belli che abbia mai letto… così bello da vivere il sacro terrore di provare una delusione nella lettura del libro successivo.
    Sono però passati un po’ di anni: forse è giunto il momento di rischiare…

    1. E’ un libro diverso, se nel primo la singola solitudine si scontrava col mondo e l’impossibilità di una reale convergenza fra anime,in questo il protagonista è il gruppo, e il punto di contatto rimane la fatica di crescere e la solitudine davanti alla morte; al cospetto della fine siamo sempre, dannatamente soli…

  2. Di Giordano mi era piaciuto “La solitudine dei numeri primi”…dopo aver visto la recensione mi viene voglia di leggere anche questo!

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