Il lutto, perdita di ogni senso e di ogni spazio felice.

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Il Lutto, Perdita di Ogni Senso – Ogni Spazio Felice – di Alberto Schiavone.

 

Ogni Spazio Felice, di Alberto Schiavone, è un romanzo dolente, delicato e intimo come pochi altri, sulla fragilità della vita ma soprattutto dei rapporti affettivi che legano un’esistenza all’altra; è proprio la parola giusta, fragilità, perché l’esperienza, la forza acquisita sul campo, il disincanto che prepara al peggio, spesso non bastano per mantenere solide le fondamenta di un esistere che richiede coraggio, accettazione e sopportazione… Della solitudine, sopportazione di questo stato che è il più spietato che ci viene offerto ogni giorno, e riofferto ancora, nonostante i rifiuti, le nostre rimostranze, le nostre sicurezze su chi, illusoriamente, crediamo di avere accanto per sempre. Ma basta poco, una distrazione nostra, o del caso, una fatalità, come ci piace chiamarla, e la solitudine che ci è sempre stata accanto ci ruba la scena, riempie ogni spazio in cui sedeva un affetto, si prende ogni angolo prezioso che un evento, come un lutto, una perdita, ha svuotato in un attimo della preziosa vicinanza data sempre per scontata. E’ allora che ci rendiamo conto di quanto lo siamo, fragili, e così dannatamente, maledettamente soli…

“Le vicende umane si somigliano come liquidi sparsi su differenti superfici.”

Lutto e perdita degli affetti che cancellano il senso e il domani.

Amedeo e Ada sono una coppia da molti anni; alle loro singole esistenze, piene e soddisfacenti – lui vigile e lei insegnante -, hanno aggiunto il collante vivificante della famiglia, grazie all’adozione di Sonia e Alex. Ma una tragedia improvvisa, un lutto inaspettato quanto assurdo, toglie alla famiglia un componente, lasciandola monca, incompiuta, claudicante. E’ un po’ come andare in terapia, o cominciare una riabilitazione, bisogna prima di tutto volerlo, sentire che ne vale la pena, altrimenti la zoppia, prima leggera, poi più accentuata, si prende tutto, si irradia alla coscia e poi alla schiena, e il dolore che si fa insopportabile ci costringe a letto, prima distratti e poi totalmente indifferenti e ignari del sole caldo che fuori nel mondo getta luce e colore su ogni cosa. Questa convinzione nel domani, nel fatto che ci possa ancora essere un senso a riempiere lo spazio così irrimediabilmente svuotato, è ciò che Ada perde e che non riesce a ritrovare, facendo del lutto uno stile di vita, o non vita… Niente colma questa assenza, ripara i cocci rotti; né le visite affettuose e imbarazzate di un suo ex allievo, né la presenza pacata e impotente di Amedeo, così insufficiente ormai, per lei, come un’auto senza più passeggeri da trasportare. E allora è l’alcol che le riempie i vuoti, ottenebrando la pericolosa lucidità che la rende memore di ciò che ha smarrito, del paradiso perduto dietro il quale si celava, sornione, l’inferno.

L’amore che rende complici, anche nella perdizione.

Se la parabola discendente di Ada si nutre della prevedibile imprevedibilità dell’ alcolismo e della sua perdizione, con l’abbrutimento fisico e l’incattivimento, la perdita di una scala di priorità che arriva a ridursi al solo gradino della bottiglia, attorno al quale ruota ogni pensiero, desiderio e calcolo, la caduta di Amedeo è invece meno rovinosa ma più complessa, quasi commovente. Amedeo si considera un uomo debole, perché accondiscende alla caduta della moglie, perché le compra il veleno che la donna agogna e che presumibilmente la porterà alla distruzione; non le dice di no, perché l’ama, ed è questa la sua, di perdizione, ma è anche l’ancora che Ada non ha trovato, quel senso che nonostante lo strappo del lutto fa andare avanti lui: un amore timido e impacciato, pavido e sottomesso, che pulsa per quella vicinanza che gli ha sempre riempito ogni spazio, rendendolo felice.

“Non è facile decidere di prendere parte a una disperazione. Sapendo di essere dei comprimari.”

Così la coppia si isola dal mondo, Amedeo diventa complice dell’estraniarsi della moglie, accudendola come una malata terminale, a volte sgridandola, ma non osando imporsi per salvarla davvero. Come se la sua presenza affettuosa dovesse farsi strada da sé nel cuore e nello sguardo annebbiato di Ada, convincendola a salvarsi.

“Non si rimane vicini uno all’altra tanti anni per caso. La disperazione, come la felicità, ha bisogno di complici. O almeno qualcuno cui raccontarla.”

Anche Sonia non sembra bastare a riavviare il meccanismo, ma quando confessa ai genitori di essere incinta e, appunto, sola, forse, ma solo forse, il suo bisogno potrà mutarsi in scintilla, e il motore rugginoso dell’ex famiglia felice, dare un segnale, un timido colpo di tosse per provare a rombare ancora..

Quotidianità e paesaggio interiore della gente comune.

Quando Amedeo non ce la fa più e sente di cedere, esce di casa, prende la metro o la bicicletta e si cala in una Milano quotidiana, osservando la gente, i loro affanni, provando a ripristinare quella presa sull’esistenza che la moglie ha lentamente mollato; ed è attraverso i suoi occhi che l’autore ci consegna un ritratto, carico di commossa partecipazione, della gente normale, dei suoi affanni e delle piccole gioie, senza mai scadere nel giudizio o nell’istantanea edificante, mantenendo la distanza giusta dal cuore pulsante delle cose, permettendo loro di emergere, così, vividamente. Raccontando una storia drammatica ma semplice, apparentemente come tante altre, Schiavone ci regala un romanzo bello e intenso, che si fa unico nel suo immergersi nelle dinamiche più delicate e sensibili della vita sociale ed affettiva, scandagliando l’animo umano per svelarne la forza dei sentimenti, in primis l’amore, e la loro resistenza a quella che spesso appare come una cruda e insensata casualità dell’esistere.

“ Abbiamo finito per assomigliarci, io e te, anche se non volevamo. Siamo diventati una cosa sola che bene o male piace a tutti e due.
Allora per oggi non morire.
Va bene, oggi non voglio morire nemmeno io.
Sono contento.
E’ tutto quello che sai dire?
Ti amo.
Allora abbracciami. Fammi sentire meno sola.
L’amore è tutto qui?
L’amore è tutto qui.

Adesso hanno voglia di piangere. Indossano occhi umidi e nessun pudore che debba celarlo. Di questa nudità un amore così lungo si nutre e non ne ha più paura.”

Colpisce la sensibilità di questo autore, la grazia con cui racconta i paesaggi interiori grazie ad una prosa mai ridondante, semplice e diretta, armato di poche frasi ma potentemente evocative: ci si ritrova allora muti, a pensare, meditare su quanta vita c’è in poche parole, sulle tante implicazioni di un reale che troppo spesso diamo per scontato. Quando il dolore e la perdita svuotano la vita di Amedeo, lui riempie quello spazio, una volta felice, con immagini che gli suggeriscono storie: sono cose o persone che vede, che lo colpiscono, e intorno ad esse immagina una trama di cui lui è sempre il protagonista, storie che gli riempiono il tempo, da cinque o dieci minuti, a volte anche venti. Prendendo in prestito dal protagonista questa sua originale consuetudine, che soddisfa un bisogno profondamente umano, posso dire che questo libro commuove con la forza dei sentimenti e di un’umanità esposta che non si nasconde, e sorprende grazie a una scrittura che evoca concetti, domande, meditazioni e storie… Da venti, trenta, o anche quaranta minuti l’una.

Luca

 

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paginerecensioni-il-lutto-perdita-di-ogni-senso-e-di-ogni-spazio-felice-copertinaOgni spazio felice
Alberto Schiavone
Editore: Guanda
Anno Ediz. 2017
pagine 240| brossura
€16,00
ISBN9788823517189

 

 

La trama.

Ada e Amedeo sono marito e moglie da più di vent’anni, hanno avuto una vita piena e due figli, Sonia e Alex. Ma il meccanismo di questa famiglia si è inceppato e Ada non è riuscita a superare un lutto che l’ha distrutta. Era una professoressa stimata, una moglie attenta, una madre premurosa, prima di rifugiarsi nell’alcol. Amedeo la ama ancora, ma non riesce a infrangere il muro di dolore che si è alzato tra loro. Si sono isolati dal mondo, dagli amici, dalla vita. Solo Sonia riesce a regalare ai genitori ancora qualche momento di normalità. Questo fragile equilibrio è però destinato a vacillare perchè Sonia è incinta, ed è stata abbandonata dal padre del bambino. A questo punto il corpo già debole di Ada cede. Ma proprio quando tutto sembra perduto si affaccia un’occasione di riscatto, forse Ada trova una forza nuova, per salvare la sua famiglia.

 

L’autore.

Alberto Schiavone è nato a Torino nel 1980, vive e lavora a Milano. Ha esordito con La Mischia nel 2009, definito da Gianni Mura uno dei migliori libri sportivi dell’anno. Successivamente sono usciti i romanzi La Libreria dell’Armadillo e Nessuna Carezza.

 

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