Il mio nome è Malone, e sono il re. Corruzione.

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Il Mio Nome è Malone, e Sono il Re – Corruzione – di Don Winslow.

 

Di Corruzione qualcuno ha detto che è un romanzo scontato, eccessivo, pieno di stereotipi, come quello del poliziotto rude e alcolizzato, separato e razzista; zeppo di luoghi comuni, come quello dei neri vessati dagli sbirri, a loro volta rigorosamente corrotti dal primo all’ultimo. E poi il machismo della squadra di Malone, il protagonista, quell’essere sempre tutti contro tutti perché i superiori apprezzano ma non avallano certi metodi, pur pretendendo i risultati… Ebbene a tutto questo posso rispondere che è vero, in più di cinquecento pagine, nelle prime duecento, almeno, questo eccesso non passa inosservato, suona ridondante pur non invogliando affatto a mollare la lettura perché, e chi conosce Winslow sa bene di cosa parlo, Don non delude, per il fatto che semplicemente non è uno qualunque, lui è il re del noir, osannato da Elroy, lodato da Leonard, corteggiato dai produttori cinematografici, in queste pagine ci regala una storia che è una bomba, e tutto ciò che all’inizio può apparire una cornice inutilmente barocca, si muta poi in un contesto che, quando cambia improvvisamente il ritmo, diviene uno scenario già perfettamente delineato, nel quale il lettore scopre di sapersi già muovere come fosse il tinello di casa propria. E’ proprio il cambio di ritmo improvviso che ci ricorda di essere al cospetto di un maestro, e dalla quotidianità sonnacchiosa ci si ritrova attanagliati in una rete impenetrabile di corruzione, alleanze pericolose, tradimenti che si impongono improvvisi a violentare una morale che credevamo linda ed invece era già sospesa da tempo, a galla nelle acque torbide della cupidigia.

Bella e affascinante, miserabile New York.

In una New York meravigliosamente descritta dall’autore, che emerge prepotente dalle pagine, svelandosi ai nostri occhi con scenari di manifesta bellezza ed esecrabile miseria, e al nostro olfatto col profumo delle stagioni, delle strade trafficate e delle case popolari ammorbate dalla puzza di muffa ed escrementi, Corruzione racconta del sergente Malone, il leader, e di una squadra d’elite della polizia, la Manhattan North Special Force, detta Da Force, che sorveglia e regna su Harlem con mano ferma e un rigore sopra le righe, sempre vigile e pronta a spazzare l’immondizia che minaccia le strade e la povera gente con le lusinghe della polvere bianca: l’italiano e amico d’infanzia Russo, l’enorme afroamericano Monty, quello colto e intelligente, sempre elegante nei suoi abiti di sartoria, e Billy, il giovane, il bello, sempre allegro, quello che in un’irruzione viene investito e ferito da una nuvola di schegge di vetro e poi, nemmeno incarnasse il sogno di qualunque tossico, finisce avvolto da un’altra nuvola, questa volta di eroina pura che in quei tagli si deposita placida entrando in circolo come niente, e come niente spegnendo il suo cuore e i sogni di un futuro che non vedrà mai più. E’ da lì, forse, che comincia la discesa agli inferi per i nostri eroi, perché in quell’irruzione, oltre alla morte del giovane poliziotto, Malone e i suoi trovano tanta di quella droga che pensare di tenerne qualche chilo da rivendere quando le acque si saranno calmate, è quasi un ragionamento automatico, soprattutto ora che il noto e crudele trafficante omicida Diego Pena, è caduto sotto i colpi delle loro armi d’ordinanza; meglio non parlare di esecuzione, ovviamente…

In prima linea contro la criminalità, giustizia fai da te e corruzione.

Sottrarre droga confiscata, per poi rivenderla al boss della famiglia a cui fai favori da anni, prendere una busta qua e una là dal tale avvocato che ha bisogno di comprare casi, recapitarne una a tua volta al vice procuratore distrettuale per far sparire una pistola dalla tasca di un certo informatore che altrimenti verrebbe tenuto in custodia, non potendo così essere tutto occhi e orecchie a beneficio dei buoni… Ma quanto è labile il confine tra regole e giustizia fai da te? Quando il varcare la linea diventa pericolosa e presuntuosa autodeterminazione, mutando le buone intenzioni in utilitarismo abietto e senza regole? Forse quando i cosiddetti buoni smettono di esserlo perché i risultati delle loro azioni sono troppo lontani dalle buone intenzioni che le hanno generate. E’ facile perdersi quando la posta in gioco è la vita, propria e delle proprie famiglie, quando il rischio quotidiano è così alto che guadagnare sui profitti di un narcotrafficante non ti sembra nemmeno paragonabile al rubare; le giustificazioni non mancano mai, per te e i tuoi fratelli, lo fate per le vostre famiglie, per garantire loro un futuro grazie ad una pensione non ufficiale che darà sicurezza alle vedove se un giorno di questi guarderete un’ultima volta nella canna di una pistola. E’ facile perdersi quando lo fanno tutti, a qualunque livello, nella polizia e in municipio, quando è una consuetudine che tutti mangino, l’importante è che la droga non circoli, che i Cimino non la smercino nella vostra zona; che importa se con loro avete un accordo, se non potete colpirli perché sanno cose di voi, anche voi sapete cose del sindaco, per non parlare del capo della polizia…

Tutti devono mangiare. Perdita dell’innocenza.

La bravura di Winslow è quella di dipingere con naturalezza una quotidianità che appare tutto sommato equilibrata, uno spingere il limite un poco più in là che risulta accettabile in cambio di una lotta in prima linea contro il marcio e il peggio della criminalità e della violenza; e poi, d’improvviso, i colori sgargianti del quadro diventano cupi e i favori che devi, le cose che sanno di te, le cose che hai fatto e che continui a fare, non ti permettono più di svolgere il tuo dovere liberamente, e scopri che hai chiuso un occhio troppo spesso, che sei invischiato in una rete di ricatti che ti rendono esattamente uguale a quelli a cui hai dato la caccia, e che non sono più le istanze morali che ti hanno sempre sostenuto nelle tue scelte ad identificarti, bensì quello che hai fatto e che purtroppo dovrai fare, perché non c’è un modo per uscirne, come un gabbiano invischiato nel petrolio, le tue ali non torneranno più a librarsi candide: dovrai tradire, anche i tuoi fratelli, e accettare l’odio di tutti, anche della tua famiglia, non tanto perché sei un poliziotto corrotto, ma soprattutto perché non hai continuato ad esserlo, perché sei un “ infame ”.

Non avrebbe mai immaginato, allora, che quelle strade lo avrebbero consumato, che il dolore e la rabbia, il crepacuore, la stupidità, il cinismo gli avrebbero smussato l’anima invece di affilarla, come una pietra sfregata su una lama nel verso sbagliato. L’anima di Malone era partita lucente come il suo nuovo distintivo, si era scurita quando il distintivo era diventato dorato, e adesso è nera come la notte. Il nostro inizio non può conoscere la propria fine, la nostra purezza non può immaginare la propria corruzione. Sono le quattro del mattino a New York. Il momento dei sogni da svegli. Il momento di svegliarsi dai sogni.

La prosa ricca ma scorrevole, cinematografica addirittura, la capacità di comunicare concetti e sviscerarli attraverso l’azione e non con elucubrazioni astratte e sensazionalistiche, Corruzione è un noir di razza, capace di creare dipendenza e scendere in profondità nell’animo sofferente, disilluso e malinconico di personaggi resi così nitidamente da apparire reali; l’amore, il senso del dovere, la debolezza, la famiglia e l’onore, sono le parole chiave di un romanzo che avvince, una storia a due velocità che parte piano, come lenta è la quotidianità, e volutamente diviene frenetica quando l’illecito diviene insostenibile e tutto crolla, come una frana, sotto il peso dei propri peccati.

Luca

 

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paginerecensioni-mio-nome-Malone-sono-re-Corruzione-copertinaCorruzione
Don Winslow
Editore: Einaudi
Anno 2017
Pagine 552|brossura
€21,00
ISBN9788806230623

 

 

 

La trama.

A New York potevi aspettarti che finisse in galera chiunque. Il sindaco, il presidente degli Stati Uniti, persino il Papa. Chiunque ma non il poliziotto eroe Dennis Malone. Lo sbirro che sapeva in quali armadi erano nascosti tutti gli scheletri perché molti li aveva nascosti lui. Danny Malone voleva solo essere un bravo poliziotto. Era il re della Manhattan North Special Force, detta Da Force, l’unità che imperversava sulle strade di Harlem come un vento impetuoso spazzando via ogni immondizia. Ma ora che Malone è finito in galera, quel vento non soffia più. Malone e i suoi erano i più svegli, i più abili e veloci. Quelli che in città tenevano a bada la giungla e a Natale regalavano, di tasca propria, un tacchino ai poveri. Per diciotto anni Malone era stato in prima linea, per strada, e aveva fatto tutto il necessario per proteggere una città che si nutriva di ambizione e corruzione, dove di pulito non c’è più nessuno. Compreso Malone stesso. Ad Harlem era diventato una specie di intoccabile, ma anche un sorvegliato a vista. All’improvviso però la sua città, la sua zolla, il suo cuore gli si sono rivoltati contro. E ora che è stato incastrato dai federali non gli resta che decidere chi sia meglio tradire.

 

L’autore.

Don Winslow, ex investigatore privato, uomo di mille mestieri tra cui il regista, l’attore e la guida nei safari, è autore di molti romanzi, che lo hanno consacrato come uno dei nuovi maestri del crime e del noir contemporanei.
Einaudi Stile libero ha pubblicato, L’inverno di Frankie Machine (2008), diventato un vero e proprio caso letterario, Il potere del cane (2009), La pattuglia dell’alba e La lingua del fuoco (2010), Le belve (2011), da cui Oliver Stone ha tratto l’omonimo film, e Satori. Nel 2012, sempre per Einaudi Stile libero, è uscito I re del mondo, prequel de Le belve. L’anno successivo esce Morte e vita di Bobby Z, da cui è stato tratto il film Bobby Z Il signore della droga, diretto da John Herzfeld con protagonisti Paul Walker, Laurence Fishburne e Olivia Wilde.
Un nuovo ciclo, che vede protagonista l’investigatore Franck Decker, è stato inaugurato nel 2014 con Missing. New York (Einaudi Stile Libero). Nel 2015 esce Il cartello (Einaudi); nel 2016, London Underground, il primo romanzo di una serie di cinque che ha come protagonista Neal Carey e L’ora dei gentiluomini (Einaudi).

 

 

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