L’ apparenza delle cose… Nulla è come sembra!

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L’ apparenza delle Cose… Nulla è Come Sembra! -L’ Apparenza delle Cose – di Elizabeth Brundage.

 

Solito romanzo gotico?

Al romanzo L’ Apparenza Delle Cose di Elizabeth Brundage, per cominciare si potrebbe tagliare un poco la parte centrale, forse un filo troppo lunga; oppure si potrebbero alzare gli occhi al cielo imbattendosi nei rari e suggestivi episodi in cui, nella casa al centro della vicenda, si avverte la presenza di qualcuno o qualcosa che lì ha vissuto prima di una tragica morte, facendoci temere di essere al cospetto del solito romanzetto gotico con fantasmi e porte cigolanti… Se poi volessimo dimostrarci per una volta un pizzico fiscali, perché non punzecchiare l’editore con una tiratina d’orecchi per quei refusi di troppo, sparsi qua e là lungo le innumerevoli pagine che parrebbero non portare mai ad un vero colpo di scena? Sì, si potrebbe, certo, ma la verità è che se lo leggete, questo libro vi rimarrà addosso come gli umori di una sbornia, impregnandovi di emozioni come indumenti macchiati di whisky, e con un turbinio di pensieri che vi svolazzeranno grevi ma non sgraditi nella testa e nel petto: sulla vita, sull’amore o l’incapacità di provarlo, sulla sventura e la fragilità, sui sogni realizzati e quelli perduti, sulla meraviglia per il mistero della natura e la sua bellezza… Una nostalgia malinconica, ecco cosa rimarrà al lettore, la sensazione di aver scoperto, o perduto, qualcosa di importante, di ben fatto, seppur a tratti spiacevole.

L’ apparenza delle cose.

Siamo nello stato di New York alla fine degli anni Settanta; un pomeriggio George Clare, di ritorno dal college dove insegna Storia dell’Arte, trova la moglie Catherine senza vita, brutalmente massacrata con un’ascia, nella vecchia fattoria in mezzo al nulla in cui si sono trasferiti da non molto con l’adorata figlioletta Franny. Questo è quello che lui racconterà allo sceriffo, ovviamente, non necessariamente quello a cui tutti crederanno a Chosen, un paese di agricoltori gravati dalla crisi, stanchi di vedere i loro campi e le fattorie cedute per due soldi ai nuovi ricchi venuti dalla città; gente semplice insomma, schietta e alla mano, che però diffida di coloro che appaiono indecifrabili e scostanti, come George appunto, un marito apparentemente devoto e innamorato di una donna bella e apprezzata da tutti ma, all’occhio attento dei pochi a lei vicini, sempre più triste e inquieta. La gente di campagna ha le sue convinzioni, le sue superstizioni, e sa che non si muore continuamente nella stessa casa, nella stessa camera da letto, se non c’è qualcosa in quel posto, di oscuro e incomprensibilmente negativo; e sì, perché è già successo, ed è passato così poco tempo che fa male a pensarci, soprattutto fa male a Cole e a Wade, a Eddy, il maggiore dei tre fratelli che ci vivevano prima dei Clare, in quella casa, e che adesso non hanno più una famiglia.

E’ dunque dopo questo antefatto che comincia la vera storia, e per raccontarcela l’autrice ci accompagna sull’auto di pattuglia dello sceriffo Travis, in visita a chi conosceva Chaterine, e a chi, al college, credeva di conoscere George, il professore famoso per una tesi sul celebre pittore Inness, tesi in realtà mai approvata dal suo relatore.

“In casa la donna si tolse il foulard. Mary notò che era bellissima, di una bellezza, azzardò, misconosciuta dal marito, in apparenza più preoccupato della propria. Sembrava uno di quegli attori da telenovela, curati e solari fuori, che dopo un tot di puntate rivelavano lati oscuri.”

E’ così che la Brundage ci porta indietro nel tempo per farci rivivere la vita nella fattoria prima dei Clare, la crisi finanziaria, la disperazione, la tragedia, i tre fratelli dai luminosi occhi azzurri. E queste vicende si intrecciano all’altra che comincia a New York, con l’incontro di due giovani studenti universitari, lui un po’ arrogante, lei invece bellissima ma introversa, piuttosto insipida per le ambizioni dell’ambiguo spasimante; e poi la gravidanza e la consueta “cosa giusta” che porterà a una gabbia di delusioni e rimpianti, l’ apparenza di una vita serena con la tragedia dietro l’angolo.

Scrittura evocativa.

Con una scrittura, come cita Stephen King, “straordinaria”, agile e semplice, scorrevole come solo pochi scrittori con un dono possono vantare, capace di evocare con poche parole immagini di vita vissuta e complessi paesaggi interiori, Elizabeth Brundage ne L’ Apparenza Delle Cose scrive dell’intimità delle persone e delle famiglie, coglie le sfumature dell’animo umano rendendo trasparenti ma concreti i sentimenti più celati e sfuggenti, reali come la presenza ultraterrena, ma percepibile, che aleggia nei gelidi locali della fattoria. Ne emerge l’affresco variegato e affascinante di un paese e dei suoi abitanti, con il loro vissuto, le loro debolezze, le sconfitte e i rimpianti, la capacità di rimettersi in piedi o l’impossibilità di dimenticare… Rimane nel lettore un senso di stupita partecipazione ad una quotidianità che appare davanti agli occhi come se la stesse vivendo:

“Mentre Cole la spingeva, la bambina gettò la testa all’indietro per guardare il cielo. Guarda lassù mamma. L’albero sembrava un puzzle, con i pezzi mancanti riempiti dal cielo.”

“Il punto era che a volte sai di conoscere qualcuno e basta. Era questo che aveva capito, di loro due. Sentiva qualcosa di caldo e luminoso riempirlo come il cibo di sua madre, rendendolo di nuovo forte.”

“La ragazza aveva la bellezza incerta di un fiore sul ciglio della strada.”

La bellezza dipende dal non visto, il visibile sopra l’invisibile.

L’ Apparenza Delle Cose è un romanzo con l’ardito pregio di utilizzare felicemente svariati registri, dal dramma al thriller, dal racconto intimista alla storia d’amore, spaziando fin’oltre la morte, per portare il lettore alla conclusione che nulla è semplicemente come sembra, dalla persona che abbiamo accanto, a noi stessi, addirittura; perché tutto è in divenire, e in ognuno di noi potrebbe albergare un lato oscuro di cui ignoriamo l’esistenza, che ci rende insensibili e capaci di azioni atroci, incapaci invece di empatia, senza peraltro mancare di addolorarci per ciò che non sappiamo provare. Il protagonista di questo libro incarna perfettamente questo mistero, non è necessariamente cattivo, nondimeno può essere legittimamente considerato mostruoso, ai limiti della sociopatia, perché incapace di pietà o altruismo, semplicemente inadeguato a credere in qualcosa. Quello che apre questa recensione è un quadro di George Inness, pittore americano dell’800, per il quale il protagonista di questa storia prova una conflittuale venerazione, “La valle dell’ombra della morte” : in un paesaggio oscuro e brullo rischiarato da una croce luminosa, una figura precaria alza gli occhi incerti su chi possa davvero salvarla, strappandola al caos. Questo romanzo lascia emozioni profonde, riesce a commuovere e a infondere un senso di fragilità che non passa così in fretta, come già scrivevo all’inizio di questo articolo, una nostalgia malinconica, ecco cosa rimarrà al lettore, la sensazione di aver scoperto, o perduto, qualcosa di importante, di ben fatto, seppur a tratti spiacevole.

Luca

 

 

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paginerecensioni-l'apparenza-delle-cose-copertinaL’ apparenza delle cose
Elizabeth Brundage
Bollati Boringhieri
Lingua: Italiano
Brossura
18,50€
ISBN9788833927824

 

 

La trama.

In un nevoso pomeriggio d’inverno nello Stato di New York, George Clare torna alla fattoria di Chosen dove si è trasferito da poco, e trova la moglie assassinata e la figlia di tre anni, Franny, sola in camera sua; da quante ore? George ha accettato da poco un posto in un college locale come insegnante di Storia dell’Arte, e come tutti si aspettano diventa subito il sospettato numero uno; e mentre i genitori cercano di salvarlo dalle accuse portandolo lontano dalla cittadina rurale in cui è avvenuto il macabro delitto, lo sceriffo Travis non si darà pace finché non avrà dimostrato la colpevolezza dell’ambiguo professore.

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L’autrice.

Laureata all’Hampshire College, Elizabeth Brundage ha frequentato la NYU Film School, l’American Film Institute di Los Angeles e il laboratorio di scrittura dell’University of Iowa. Ha insegnato alla University of Hartford e al Rochester Institute of Technology.
L’ apparenza delle cose, uscito per Bollati Boringhieri, è la prima pubblicazione in Italia.

 

 

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