Pelle nera e pelle rossa, il western razziale.

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Pelle Nera e Pelle Rossa, il Western Razziale – Quaranta Frustate Meno Una – di Elmore Leonard.

 

Quaranta Frustate Meno Una, pur essendo l’ultimo libro di Elmore Leonard uscito in Italia, fu scritto molti anni fa dall’autore, considerato unanimemente un maestro indiscusso del crime contemporaneo, nonché fonte di ispirazione per tantissimi scrittori che ne hanno ricalcato le orme con esiti non sempre altrettanto felici; lo stile di Leonard, molto cinematografico e ricco di dialoghi brillanti, spesso carichi di una solennità tutta Tarantiniana, ha saputo influenzare anche registi di successo come appunto Tarantino e i fratelli Coen, conferendo all’autore un ruolo primario nella letteratura western.

Razzismo a Yuma, prigione e inferno dantesco.

Harold Jackson e Raymond San Carlos hanno qualcosa in comune, ovvero il colore della pelle: uno è nero e l’altro indiano, dunque sono accomunati dal non essere bianchi, cosa non certo piacevole a cavallo tra Ottocento e Novecento in quelle terre selvagge arse dal sole, dove il carcere più infernale e conosciuto si chiama Yuma. I due ragazzi sono detenuti accusati di omicidio, e dunque le loro prospettive non sono rosee: fine pena, mai, questo riserva loro il futuro, e poco importa se quello che hanno fatto è stata la legittima conseguenza di un torto subito o di una serie di soprusi e angherie non più tollerate, perché in una società bigotta e razzista il diverso ricoprirà sempre il ruolo di capro espiatorio, fuori, nel mondo, ma anche nel buco, in una prigione dove semplicemente il mondo è più piccolo ma con le stesse, piccole, regole meschine. Se in ogni carcere di ogni wester che si rispetti c’è sempre un detenuto più prepotente e temuto degli altri, che si avvale di energumeni che lo spalleggiano e rapporti clandestini con spacciatori e guardie che consentono lucrosi commerci privati, in questa storia tale figura porta il nome di Franck Shelby; ebbene a lui non piacciono i neri e nemmeno i nativi dalla pelle rossa, e si sa, per chi detiene il potere può diventare un gioco mettere l’uno contro l’altro gli sventurati che il potere non lo detengono: il nero e l’indiano cominciano così una guerra fra di loro, la guerra della miseria, un conflitto fatto di pugni e sangue. Ma non si sa mai cosa può riservare il destino, così un giorno arriva un ometto a sovrintendere la prigione, un ex predicatore fallito che, nel recupero di quei due ragazzi perduti, vede una possibilità di riscatto per la propria anima. Prendendoli sotto la propria ala, cercherà di insegnare loro il valore delle proprie radici, il rispetto per se stessi e per gli altri, l’importanza dell’impegno a realizzare qualcosa che nessun altro è in grado di fare, come correre per ore, sotto il sole cocente, ascoltando il proprio cuore che batte nel silenzio del mondo. I due nemici, così, piano piano si ritroveranno accomunati nella stessa sventura, e riscoprendo l’orgoglio per le proprie radici e il rispetto per se stessi, lo zulù e l’apache diverranno inaspettatamente gli artefici del proprio destino e di quello di molti altri, quando nel trasferimento dei detenuti dal dismesso Yuma a un carcere nuovo di zecca, la banda di Franck Shelby tenterà una cruenta evasione.

Pelle nera, pelle rossa. Conoscenza e rispetto delle proprie origini.

Quando il sovrintendente racconta a Raymond e Harold l’origine degli uomini, per permettere loro di scoprire la propria storia e far nascere un senso di appartenenza, ci si rende conto che a volte basta poco per non sentirsi più una casualità ma qualcosa di concreto, il prodotto di un disegno che presuppone un senso di responsabilità e rispetto per la propria stirpe e il proprio inizio; basta poco perché anche una storia raffazzonata e inverosimile, quasi comica, sia preferibile al nulla della casualità e dell’insensato:

“Veniamo tutti dai primi due abitanti del mondo, i cari, vecchi Adamo ed Eva.

E chi hanno sposato i loro figli?

Si sono sposati tra di loro

Vuol dire che un ragazzo l’ha fatto con sua sorella?

Sì, ma allora le cose erano diverse. Dio disse che andava bene farlo perché era l’unico modo per popolare la terra.

E da dove dice che vengono gli indiani?

Probabilmente da qualche parte nel mezzo. Tipo un giallo con un po’ di negro infilato dentro.”

L’ironia non forzata di Leonard diverte in questo western, pur mantenendo una visione seria sulla miseria di un vivere vuoto e istintivo che portava i più a sopravvivere prevaricando il prossimo, in un periodo storico brutale in cui il raro rispetto per l’altro nasceva prima di tutto dalla consapevolezza e dal rispetto per se stessi.

Letteratura western di evasione con un occhio al sociale.

I punti di forza di quest’autore sono dunque la prosa letteraria e di livello, capace di una scorrevolezza che non appesantisce e mantiene agevole la lettura, unita ad una trama cruda ed avvincente da spaghetti western in grado di trascinare il lettore in un vortice di azione e violenza non privo di profondità psicologica e temi sociali basilari sempre attuali, quali la discriminazione razziale e sessuale, la lotta per la sopravvivenza, la prevaricazione del più forte sul più debole; insomma, i protagonisti di Leonard sono l’odio e l’amore, l’istinto e il raziocinio, tutto ciò di cui è fatto l’uomo, condito con una buona dose di spari e scazzottate, che non guasta mai… Non perdetevi una lettura che unisce intelligenza e leggerezza, il libro perfetto per un’estate rovente come la canna di un revolver.

Luca

 

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paginerecensioni-pelle-nera-e-pelle-rossa-il-western-razziale-copertinaQuaranta frustate meno una
Elmore Leonard
Editore: Einaudi
Anno 2017
Pagine 240|brossura
€17,50
ISBN9788806212322

 

 

La trama.

La prigione di Yuma è un girone infernale, in particolare se hai la pelle scura. Per la legge, l’apache chiricahua Raymond San Carlos e l’ex soldato nero Harold Jackson sono assassini, condannati a marcire in carcere, a meno che qualcuno non gli tagli anzitempo la gola. Ma anche nel peggior posto sulla faccia della Terra si presenta a volte un barlume di speranza. Cinque criminali sanguinari sono evasi da Yuma: se Harold e Raymond riusciranno a consegnarli allo sceriffo, i due, prima nemici poi complici per necessità, potrebbero conquistare uno straccio di redenzione.

 

L’autore.

Scrittore, sceneggiatore e produttore cinematografico statunitense, Elmore Leonard è il maestro indiscusso del crime novel contemporaneo, grazie a una produzione che conta ormai piú di trenta romanzi e molti racconti. Ha saputo influenzare non solo una generazione di scrittori, ma anche moltissimi registi come i fratelli Coen, Quentin Tarantino e Steven Soderbergh. Si è affermato, fin dai primi anni Cinquanta, come uno dei più importanti autori nel campo della letteratura western. Fra le sue pubblicazioni si possono citare Tishomingo Blues (2003), Il Grande Salto (2004), Mr Paradise (2005), Cat Chaser (2005), Quando le Donne Aprono le Danze (2006), Hot Kid (2006), Freaky Deaky (2007), Killshot (2009), Su nella stanza di Honey (2009), Road Dogs (2010), Out of Sight (2010), Lo sconosciuto n. 89 (2010), Gibuti (2012) e Raylan (2013). Il personaggio di Raylan Givens, protagonista dell’ultimo libro, era già comparso in Pronto e Riding the Rap e ha ispirato una serie televisiva di grande successo, Justified. Da Quaranta Frustate Meno Una, Tarantino trarrà una miniserie Tv.

 

 

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