La sua pelle di seta… Morire di nostalgia

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La Sua Pelle di Seta… Morire di Nostalgia – Seta – di Alessandro Baricco.

 

Favola morbida e senza tempo, come la seta.

L’uscita, per Feltrinelli, del celebre romanzo Seta di Alessandro Baricco, illustrato dalla nota e talentosa illustratrice Rebecca Dautremer, si può a ragione definire un tuffo nel passato – e nel presente – assai gradito, per più di una ragione: in primis perché il volume è un piccolo capolavoro senza tempo di quello stile magicamente morbido e sognante, riconducibile alla categoria della favola, di cui l’autore è maestro, stile a cui si sono ispirati Maxence Fermine e altri autori con esiti, onestamente, non sempre altrettanto felici; e poi perché il testo è qui corredato dalla meravigliosa trama di immagini con cui l’elegante illustratrice francese lo reinventa, accentuando, se possibile, ancor di più, la commossa partecipazione che il lettore vive ad una storia d’ amore fra le più semplici, dolci e struggenti mai scritte.

Assistere alla meraviglia della vita senza parteciparvi.

1861, Lavilledieu, Francia. Hervé Joncour, una carriera promettente nell’esercito ormai dimenticata da otto anni, marito devoto della bella Helénè, si lascia coinvolgere dal ricco e strambo Balbabiou, in un’impresa impegnativa e rischiosa, ma certamente affascinante; Balbabiou è l’uomo che aveva avuto la cosiddetta “idea”, facendo di Lavilledieu uno dei maggiori centri europei di bachicoltura e filatura della seta, mentre Hervé era il suo emissario, colui che viaggiava fino in Siria ed Egitto per comprare i bachi, non ancora intaccati, in quei paesi, dalle epidemie di pebrina, ormai diffusa, invece, in Europa. Hervé dunque, partiva in Gennaio, e in Aprile tornava in tempo per la Messa Grande, con negli occhi le meraviglie che i suoi viaggi gli avevano regalato, rendendolo, se possibile, ancora più taciturno e introverso, come se la bellezza e le scoperte fossero parte di un fluire naturale ma estraneo, verso il quale non era lecito provare alcun particolare trasporto:

“Era d’altronde uno di quegli uomini che amano assistere alla propria vita, ritenendo impropria qualsiasi ambizione a viverla. Si sarà notato che essi osservano il proprio destino nel modo in cui, i più, sono soliti osservare una giornata di pioggia.”

Ebbene, l’impresa si concretizzerà in un viaggio verso la fine del mondo, in quel misterioso Giappone che a memoria d’uomo rifiutava ogni contatto e scambio commerciale con il resto del pianeta, comportamento considerato fuori legge tanto che chi lasciava l’isola non poteva farvi ritorno se non disposto a morirvi. Perché allora rischiare? Ebbene, perché le epidemie si erano ormai spinte fino in Africa e la salvezza delle filande Francesi poteva passare solo attraverso la seta ineguagliabile legata alle orientali terre, di cui si favoleggiava che a tenerla tra le dita era come stringere il nulla. Anche questa volta, Hervé accetterà la sfida che però gli cambierà, inaspettatamente, la vita.

Uno strano dolore, morire di nostalgia per qualcosa che mai si vivrà.

Cosa accade, dunque, in quelle terre? Accade che Hervé incontra la bellezza della natura, il mistero di una cultura antica e complessa, in cui si onora la fedeltà degli amanti regalando uccelli dai suggestivi colori, e non gioielli; affronta il rischio di trattare l’acquisto di uova di baco da un enigmatico contrabbandiere, di poche ma intense parole… Ma soprattutto, vede gli occhi di una ragazzina, che “non hanno un taglio orientale, e che sono puntati, con un’intensità sconcertante, su di lui”. Hervé tornerà in quel paese, anche quando la più sanguinosa delle guerre civili lo devasterà, attirato inesorabilmente dal richiamo di uno sguardo, dal desiderio di essere visto in quel modo da qualcuno e dalle possibilità che questo può comportare.
Seta parla principalmente di questo, della magia che ci strega quando qualcuno irrompe nel torpore della nostra vita, con uno sguardo, con le labbra posate sulla tazza da cui abbiamo bevuto poco prima, nello stesso punto dove le nostre hanno indugiato… Questo libro parla di nostalgia allora, dello struggente sentimento per quella presenza mai veramente assaggiata, ma il cui incanto abbiamo solo immaginato e desiderato come tangibile e ormai imprescindibile. Si può morire di nostalgia per qualcuno o qualcosa che abbiamo solo sfiorato? Ci si può immalinconire pur avendo accanto la donna amata, come Hervé aveva Helénè, nel viaggio sognante della mente verso lidi e corpi inesplorati, il cui brevissimo paventarsi ci ha lasciato solo il presagio di possibili delizie, capace però di gravarci con il peso immane della perdita? La risposta è sì.

La storia d’ amore più bella.

Con una prosa magica ed estremamente personale, Baricco ci coinvolge in una delle favole più belle della letteratura italiana, stupendoci con i colori sgargianti dell’oriente, cancellando la quotidianità con viaggi favolosi, dalle piramidi d’Egitto alle dimore di carta di un Giappone lussureggiante e selvaggio. Con l’intuizione stilistica della ripetizione che si fa cantilena, come in occasione della descrizione dei viaggi, sempre uguale e ripetitiva, l’autore ci avvolge in un torpore che non è noia ma immersione nella storia, coinvolgimento puro negli stati d’animo che emergono invece prepotenti nei momenti salienti: indimenticabile la lettura, da parte della maitresse giapponese, della lettera scritta dalla misteriosa ragazzina, o forse non da lei, che libererà, profondo atto d’ amore ed erotismo, la mente e il cuore immalinconito del protagonista:

“è seta questa, la senti? E’ la seta del mio vestito, non aprire gli occhi e avrai la mia pelle…”

Magnificamente  scritto,  Seta  rimane  per  molti,  e  anche  per  me,  una  delle  più  belle  storie  d’ amore di sempre… C’è una frase, nella pagina che chiude il libro, che io amo definire, “meravigliosamente inclemente”:

“Quando la solitudine gli stringeva il cuore, saliva…”

se avrete letto questa storia, e anche se non sarà stata la prima volta, pur preparati, incappando in quella frase “meravigliosamente inclemente”, devastante e struggente, credetemi, nulla potrete contro la commozione, e chiuderete il libro con lo sguardo un po’ offuscato e liquido di chi si sente fragile e smarrito, ma anche grato…

Luca

Illustrazioni di Rebecca Dautremer

 

 

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paginerecensioni-la-sua-pelle-di-seta-morire-di-nostalgia-copertinaSeta
Alessandro Baricco
Illustratore: R.Dautremer
Editore: Feltrinelli
Rilegato|Pagine 202
29€
ISBN9788807032189

 

 

La trama.

La Francia, i viaggi per mare, il profumo dei gelsi a Lavilledieu, i treni a vapore, la voce di Hélène. Hervé Joncour continuò a raccontare la sua vita, come mai, nella sua vita, aveva fatto. “Questo non è un romanzo. E neppure un racconto. Questa è una storia. Inizia con un uomo che attraversa il mondo, e finisce con un lago che se ne sta lì, in una giornata di vento. L’uomo si chiama Hervé Joncour. Il lago non si sa.” Il testo del romanzo è qui ripubblicato insieme alla suggestiva serie di immagini della Dautremer.

 

L’autore.

Nato a Torino il 25 gennaio 1958, Baricco si laurea in Filosofia con una tesi in Estetica e studia al Conservatorio dove si diploma in pianoforte. L’amore per la musica e per la letteratura ispireranno dal principio il suo lavoro.
Come saggista esordisce con Il genio in fuga. Due saggi sul teatro musicale di Gioacchino Rossini (Il Melangolo, 1988; Einaudi, 1997). Castelli di rabbia (Rizzoli, 1991; Universale Economica Feltrinelli, 2007), suo primo romanzo, Premio Selezione Campiello e Prix Médicis Etranger, è un’autentica rivelazione nel panorama della letteratura italiana e ottiene il consenso della critica e del pubblico. Seguono Oceano Mare (Rizzoli, 1993; Universale Economica Feltrinelli, 2007), Premio Viareggio e Premio Palazzo al Bosco; il monologo teatrale Novecento (Feltrinelli, 1994) da cui Giuseppe Tornatore trae il film La Leggenda del pianista sull’oceano; Seta (Rizzoli, 1996; Fandango Libri, 2007), portato sullo schermo da François Girard con una produzione e un cast internazionali; City (Rizzoli, 1999; Universale Economica Feltrinelli, 2007) e Senza sangue (Rizzoli, 2002), tutti tradotti all’estero e recensiti dalle maggiori testate internazionali, dal “Guardian” al “New York Times”, da “Libération” a “Le Monde”. Altri suoi titoli sono: Emmaus (2009), Mr Gwyn (2011), Tre volte all’alba (2012), Il nuovo Barnum (2016).

Tra i saggi, L’anima di Hegel e le mucche del Wisconsin (Garzanti, 1993); Barnum. Cronache del Grande Show (Feltrinelli, 1995) che raccoglie gli articoli comparsi nell’omonima rubrica curata ogni mercoledì sulle pagine culturali del quotidiano torinese “La Stampa” e Barnum 2. Altre Cronache del Grande Show (Feltrinelli, 1998), in cui sono raccolti gli articoli frutto della collaborazione con “la Repubblica”; è del 2002 Next. Piccolo libro sulla globalizzazione e sul mondo che verrà.
Compare in televisione nelle trasmissioni culturali “L’amore è un dardo”, sull’opera lirica, e “Pickwick”, dedicata ai libri.
Tra le attività teatrali che lo vedono autore, regista e interprete, dopo i successi di Totem (di cui Fandango Libri ha pubblicato il libro nel 1999, Rizzoli due videocassette nel 2000 e Einaudi una videocassetta nel 2003) e di City Reading Project per il Romaeuropa Festival 2002 che ha dato origine a un volume fotografico (Rizzoli 2003), Baricco ha realizzato Omero, Iliade, in tre serate, pubblicando poi il libro (Feltrinelli, 2004). Nel 2003 pubblica per Dino Audino Editore la sceneggiatura di Partita Spagnola, di cui è autore con Lucia Moisio. A Questa storia (Fandango Libri, 2005; Universale Economica Feltrinelli, 2007), è seguito I Barbari. Saggio sulla mutazione (Fandango Libri, 2006; Universale Economica Feltrinelli, 2008), precedentemente pubblicato a puntate su “la Repubblica”. Infine, datato novembre 2007: una lettura interpretata (e ridotta) di Moby Dick.
Nel 1994 ispira e fonda la Scuola Holden di Torino, di cui è preside, e nel 2005 diviene socio di Fandango Libri.

 

 

5 thoughts on “La sua pelle di seta… Morire di nostalgia

  1. Alla fine l’ho riletto…per la terza volta…
    E’ sempre bello rileggere i libri, perché si scoprono particolari nuovi, aspetti che non si erano notati.
    A una prima lettura puo’ sembrare che il percorso effettuato da Herve’ per raggiungere il Giappone sia sempre uguale.
    Invece la descrizione ogni volta cambia leggermente…cosi come lui ad ogni viaggio cambia.
    Non se ne accorge , ma dentro di sé è in atto una evoluzione.
    Forse sarà tardi , forse no…ma alla fine in fondo anche lui avrà vissuto la sua vita…e non come se stesse guardando una giornata di pioggia…

  2. Un libro che ho letto molti anni fa, regalatomi da una cara amica.
    Letto tutto d’un fiato, mi ha lasciato un senso di rimpianto per la sua breve
    intensità, che pure è uno dei suoi pregi.
    L’ho regalato a mia volta in diverse occasioni.

    1. Ti capisco Loredana, è proprio il rimpianto quello che rimane, insieme alla gratitudine per averlo potuto leggere e vivere. Non sono molti i libri che restano dentro in questo modo… Ci capiamo…

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