Costruiti sulla sabbia: i fragili piani dello stare insieme.

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Costruiti sulla Sabbia: i Fragili Piani dello Stare Insieme – Tre Piani – di Eshkol Nevo.

 

Tre Piani di Eshkol Nevo è un libro intimo e sorprendente; ci si aspettano racconti diversi tra loro e invece ci si accorge ben presto che il collante tra le varie vite rappresentate è costituito dalla palazzina in cui dimorano, ma soprattutto dal disagio con cui le relazioni umane, pur irrinunciabili, minano la serenità e l’equilibrio. Tanto è bello e perfetto l’involucro, con le piante potate, il parcheggio ordinato e il silenzio che regna ad ogni piano, quanto concitata e precaria l’umanità che contiene. Croce e delizia, lo stare insieme è una lotta quotidiana, un prendere e prendersi le misure continuamente per riuscire a vestire i panni che ci rappresentano agli occhi degli altri, e quando quei panni non ci vanno più a pennello, accogliendo l’esigenza, e trovando il coraggio di smetterli, accettiamo il rischio di perdere anche i nostri rapporti affettivi, le nostre vicinanze così sofferte ma anche preziose. Quando poi il distacco non è voluto, ma imposto dalla vita o dal caso, o dalla nostra debolezza, ci spetta un premio a volte ambito ma che non ci appartiene davvero intimamente, perché siamo esseri sociali: la solitudine e la paura del suo silenzio.

Fragilità e irrinunciabilità dello stare insieme.

I Tre Piani e le tre storie hanno come palcoscenico una terra forse poco conosciuta a noi occidentali, ovvero il piccolo stato di Israele. Poco lontano da Tel Aviv ci si presenta uno spaccato di vita quotidiana che piano piano ci coinvolge grazie alla bella e incisiva scrittura dell’autore; in ognuna delle tre storie i protagonisti si confessano, nella prima ad un amico, in un bar davanti ad un bicchiere, nella seconda ad un’intima e fraterna amica lontana, tramite una lettera, e nella terza al marito perduto, alla sua voce registrata sul nastro di una vecchia segreteria telefonica. La voce narrante si confessa, questa è la parola giusta, perché si mette a nudo senza riserve, rivelando splendore e sporcizia di quel che freme dentro il corpo e l’anima, profondo atto di coraggio ma anche ammissione di fragile bisogno e inadeguatezza. Al primo piano vivono Arnon e Ayelet, sono giovani e felici, e hanno due figlie; sono il ritratto di una famiglia perfetta, come perfetti sembrano gli anziani vicini Ruth e Hermann a cui i giovani, per ritagliarsi un po’ di tempo nella frenesia della vita quotidiana, spesso affidano la figlia maggiore Ofri. Quando però Hermann si allontana con la ragazzina per tutto un pomeriggio, dando il via a ricerche frenetiche e preoccupate, Arnon, pur consapevole della malattia senile di cui l’anziano soffre da qualche tempo, si convince intimamente che il gesto nasconda qualcosa di ben più colpevole e morboso, arrivando a precipitare in una paranoia ossessiva di insicurezze e sensi di colpa che lo porterà ad un gesto estremo e violento, e poi ad un altro irresponsabile e traditore, dal quale le fondamenta dell’intera famiglia usciranno compromesse.

Fondamenta parimenti esili sostengono il rapporto tra Hani e Assaf, che vivono al secondo dei tre piani del palazzo, con i due figli. In realtà Assaf ci vive poco con la famiglia perché è spesso in viaggio, per lavoro, e questo è uno dei motivi per cui la moglie, la cui madre è appena stata ricoverata in una clinica psichiatrica, sente piano piano scivolare via la realtà, assediata dalla solitudine e da un senso di irrealizzazione che l’abbandono del lavoro le ha fatto crescere dentro ogni giorno di più. Nel comparire inaspettato del cognato che non vedeva da molti anni, e nell’aiutarlo a sottrarsi a creditori e forze dell’ordine, Hani trova un lenitivo alla solitudine, ma anche la tentazione di lasciarsi andare ad un appagamento vivificante quanto rischioso per la sicurezza del suo rapporto con Assaf.

Al terzo piano vive invece Dovra, giudice in pensione; la perdita del marito l’ha gettata nella solitudine e nel bisogno irrazionale di dialogare con chi ha condiviso il meglio della sua esistenza. Un giorno allora risponde alla voce maschile del defunto coniuge, registrata sul nastro polveroso di una segreteria telefonica, e aggrappandosi alle certezze del rapporto che è stato, riuscirà a costruirne uno nuovo, e a provare a recuperare quello compromesso col figlio dissoluto e creduto perduto per sempre.

Tre piani della personalità: Es, Io e Super-io.

Dunque da queste storie così diverse ma così vicine, separate solo da un pavimento di cemento, emerge il panorama di una precarietà del vivere insieme, una fragilità che presuppone la capacità di mantenere un equilibrio costante, non sempre facile, fra istinto “Es”, raziocinio “Io”, e quel mix di entrambi “Super Io”, che dovrebbe rendere possibile la felicità insieme… Ma il guaio è che non c’è nessuna garanzia nel vivere, e tantomeno nella pratica di quei sentimenti così inafferrabili e incomprensibili che sono l’amore, il bisogno, la paura di lasciarsi andare e vivere, e quella invece di non farlo compiutamente, quella che porta a strafare, e dunque al tradimento dell’altro e di noi stessi. Originale è dunque l’idea dell’autore di tracciare un parallelo fra i tre piani in cui si dividono le vite delle tre famiglie, e i tre livelli in cui Freud divideva la personalità, Es, Io, e Super-io. Tre piani è dunque un libro importante che esplora la vita affettiva più profonda, che ne svela la fragilità, e quanto può essere difficile preservarla e non mandarla in pezzi. Perché allora tanta fatica? Se è così complicato e sofferto lo stare insieme? Forse perché la vita sociale è parte di noi, mentre la solitudine è la pena peggiore, la più innaturale; da soli non esistiamo. L’imprescindibilità della vicinanza ce la spiega Dovra, direi in modo esemplare:

“I tre piani dell’anima non esistono dentro di noi. Esistono nello spazio tra noi e l’altro, nella distanza tra la nostra bocca e l’orecchio di chi ascolta la nostra storia. E se non c’è nessuno ad ascoltare, allora non c’è nemmeno la storia. Se non c’è uno così, a cui svelare segreti, con cui sciorinare ricordi e consolarsi, allora si parla con la segreteria telefonica. L’importante è parlare con qualcuno. Altrimenti, tutti soli, non sappiamo nemmeno a che piano ci troviamo, siamo condannati a brancolare disperati nel buio, nell’atrio, in cerca del pulsante della luce.”

 

Luca

 

 

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paginerecensioni-costruiti-sulla-sabbia-i-fragili-piani-dello-stare-insieme-copertinaTre piani
Eshkol Nevo
Editore: Neri Pozza
Anno: 2017
Pagine 255| brossura
€17,00
9788854512696

 

 

La trama.

Nei pressi di Tel Aviv, in Israele, si erge una tranquilla palazzina borghese di tre piani. Il parcheggio è ordinatissimo, le piante ben potate all’ingresso e il citofono appena rinnovato. Dagli appartamenti non provengono musiche ad alto volume, né voci litigiose. La quiete regna sovrana, ma dietro quelle porte blindate la vita non è affatto dello stesso tenore. Sorto dalla brillante idea narrativa di descrivere la vita di tre famiglie sulla base delle tre diverse istanze freudiane, Es, Io, Super-io, della personalità, Tre Piani si inoltra nel cuore delle relazioni umane: dal bisogno di amore al tradimento; dal sospetto alla paura di lasciarsi andare. E, come nella Simmetria dei Desideri, l’opera che ha consacrato sulla scena letteraria internazionale il talento di Eshkol Nevo, dona al lettore personaggi umani e profondi, sempre pronti, nonostante i colpi inferti dalla vita, a rialzarsi per riprendere a lottare.

 

L’autore.

Eshkol Nevo ha vissuto tra Israele e gli Stati Uniti, ma ha completato gli studi a Tel Aviv. Ha iniziato nel mondo della pubblicità, carriera poi abbandonata per dedicarsi alla scrittura. Insegna scrittura creativa in varie istituzioni. Nel 2005 ha vinto il Book Publisher’s Association’s Golden Book Prize. Tra le sue opere si ricordano: La Simmetria dei Desideri (Neri Pozza 2010), Neuland (Neri Pozza 2012), Nostalgia (Neri Pozza 2014), Soli e Perduti (Neri Pozza 2015).

 

 

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