Il volto sconosciuto dell’America schiavista; la ferrovia sotterranea

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Il Volto Sconosciuto dell’America Schiavista – La Ferrovia Sotterranea – di Colson Whitehead.

 

L’America premia col Pulitzer il ricordo e la denuncia di una pagina vergognosa della sua storia.

La Ferrovia Sotterranea, di Colson Whitehead, si è aggiudicato i premi letterari e giornalistici più prestigiosi sul suolo americano, National Book Award e Premio Pulitzer. Già una siffatta presentazione colpisce l’immaginario di qualunque lettore, ancor di più se si considera che tale accoppiata non si verificava da almeno vent’anni. Il romanzo storico di Whitehead, a mio parere, non è più avvincente di altre storie celebri e ben scritte che pure hanno portato nelle nostre case, e alla nostra conoscenza, la realtà degli orrori della schiavitù e del razzismo, della discriminazione perpetrata contro milioni di persone mai considerate tali solo per il colore della loro pelle e per via della loro utilità economica e sociale… E allora perché tanto clamore intorno a questo libro? Io credo che la risposta si possa trovare nei contenuti, nella realtà meno conosciuta che queste pagine svelano, una realtà più marginale rispetto a quella ampiamente trattata delle piantagioni e di chi vi era costretto a sgobbare e a morire senza alcuna dignità: accanto ai neri, infatti, in questa storia si muovono i bianchi, protagonisti del dramma storico quanto le vittime, migliaia di persone libere e protette da una costituzione che definiva tutti gli uomini uguali, che rischiavano la propria vita per salvare quella annichilita e spesso troppo breve delle genti di colore, in nome di quell’umanità ormai derisa da secoli sul suolo americano, piegata dalla brama e infangata dall’ignoranza. Questa è anche la loro storia.

La fuga verso il Nord come simbolo di speranza contro la resa e la morte.

Agli inizi dell’Ottocento, in Georgia, Cora cerca di sopravvivere nella piantagione dei Randall, non di vivere, perché non c’è vita senza umanità e il trattamento riservato agli schiavi afroamericani è disumano; essere utili nei campi di cotone o in qualsiasi altra attività, anche di più bieco degrado sessuale, che sia utile o soddisfi i padroni bianchi, è l’unico modo per non morire. Cora è considerata un po’ matta, o strana e pericolosa, e vive nell’Hob, una sorta di Lazzaretto riservato ai malati e ai diversi in genere; ma la ragazza non è affatto pazza, è solamente indurita dal dolore e dalla perdita, chissà, forse anche da quella della madre che l’ha abbandonata quando era solo una bambina, riuscendo nell’impresa impossibile di fuggire dalla piantagione, e in quella pure rara di farsi odiare dalla propria figlia. Dopo una punizione che quasi le ruba la vita, Cora decide di accettare la proposta di Cesar e di scappare con lui dall’inferno, avvalendosi di una leggendaria ferrovia sotterranea che, si diceva, gli abolizionisti avevano scavato nelle viscere della terra per aiutare gli sventurati neri del sud a fuggire verso gli stati liberi del nord. Comincerà così un’avventura epica e tragica, che porterà Cora a riprovare rabbia e paura, ma anche a conoscere la riconoscenza e l’amore, ma soprattutto la speranza, il pericolo più grande, perché quando si spera, tornare all’inferno fa ancora più male… Lei infatti non lo sa ancora, ma c’è un cacciatore di taglie che anni addietro ha perso la faccia, fallendo nella ricerca della madre fuggiasca, ed ora farà qualunque cosa per rifarsi sulla pelle scura della figlia.

I terreni che Cora lavorava e dissodava un tempo erano appartenuti agli indiani. Lei sapeva che i bianchi si vantavano dell’efficienza dei massacri in cui avevano ucciso donne e bambini, strangolando il loro futuro nella culla. Corpi rubati che lavoravano terra rubata. Era un motore che non si fermava, la sua caldaia mai sazia si alimentava a sangue.

Solidarietà e discriminazione, le due facce della stessa tragedia.

E allora cosa rimane dopo la lettura di questo romanzo storico? Cosa scopriamo oltre alle vessazioni e alle prevaricazioni già ampiamente rappresentate dalla letteratura e dalla cinematografia? Ebbene, ci rimane la visione e la consapevolezza che non tutto è bianco o nero, che ciò che riguarda l’uomo è spesso confuso in sfumature che vanno interpretate per essere comprese. La Ferrovia Sotterranea ci svela la lotta per la sopravvivenza, ma anche la parte meno visibile di una scenografia su cui gli attori si muovevano nel corso della storia, la dignità e il coraggio di chi non voleva rendersi complice di un sopruso che nell’abitudine diveniva normale; ma scopriremo anche la posizione dei diversi stati dell’Unione in merito alla schiavitù, e gli interessi economici e sociali che li muovevano, perché la conoscenza della storia consente di non illudersi e di non commettere gli stessi errori: come quello di credere nella magnanimità di uno stato che legifera per la libertà degli afroamericani, solo perché sono ormai così numericamente rilevanti da costituire un pericolo in termini di possibili rivolte, e rendendoli liberi e costringendoli a emigrare, oltre a salvaguardare la sicurezza dell’uomo bianco, si sarà pure ottenuto un tornaconto economico sostituendo i neri con gli immigrati europei a basso costo. E ancora, l’ospitalità dimostrata nei confronti dei fuggiaschi provenienti dal tremendo sud, che cela, dietro la facciata di umana vicinanza delle cure mediche gratuite e obbligatorie, un bieco interesse scientifico per la sperimentazione di farmaci e lo studio di malattie infettive… Cavie umane insomma, una schiavitù, quella dell’inganno, a volte peggiore di quella arrogantemente manifestata. Ma verremo anche a conoscenza dei passi timidi e speranzosi dei neri liberi, o delle prime famiglie miste, verso un’emancipazione difficile e spesso illusoria, che per realizzarsi dovrà passare ancora da innumerevoli cadute e soprusi, dalla crudeltà dei senza cuore come dalla generosità degli altruisti. L’idea tanto apprezzata della ferrovia sotterranea, che dona al libro un tocco di fantastico, sciogliendo di fatto il nodo della fuga attraverso i vari stati, dal sud verso il nord tollerante, a mio avviso risulta in realtà un poco forzata, togliendo in parte veridicità a un racconto che nel realismo dovrebbe affondare le sue radici più solide; la Ferrovia Sotterranea rimane comunque un romanzo distopico, una storia strana che osserva e racconta con uno sguardo differente una realtà troppo spesso solo illusoriamente conosciuta.

Luca

 

foto di Luca

 

 

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paginerecensioni-ferrovia-sotterranea-copertinaLa ferrovia sotterranea
Colson Whitehead
Editore: Sur
Anno: 2017
Pagine 376|Brossura
€20,00
ISBN9788869980879

 

 

La trama.

La Ferrovia Sotterranea è il nome con cui si indica, nella storia degli Stati Uniti, la rete clandestina di militanti antischiavisti che nell’Ottocento aiutava i neri a fuggire dal Sud agli stati liberi del Nord. Nel suo romanzo storico dalle sfumature fantastiche, Colson Whitehead la trasforma in una vera e propria linea ferroviaria operante in segreto nel sottosuolo. È a bordo di questi treni che Cora, una giovane schiava nera fuggita dagli orrori di una piantagione della Georgia, si imbarca in un arduo viaggio verso la libertà, facendo tappa in vari stati del Sud dove la persecuzione dei neri prende forme diverse e altrettanto raccapriccianti. Aiutata da improbabili alleati e inseguita da uno spietato cacciatore di taglie, riuscirà a guadagnarsi la salvezza? La Ferrovia Sotterranea è una testimonianza scioccante e politicamente consapevole dell’eterna brutalità del razzismo, ma si legge al tempo stesso come un’appassionante storia d’avventura che ha al centro una moderna e tenacissima eroina femminile. Unico romanzo degli ultimi vent’anni a vincere sia il National Book Award che il Premio Pulitzer, è un libro che sembra già destinato a diventare un classico.

 

L’autore.

Nato a New York nel 1969 scrittore e critico statunitense, Colson Whitehead è erede del romanzo postmoderno, della saturazione mediatica che diventa meditazione sulla storia e sul suo assorbimento nella cultura del consumo. Ne L’Intuizionista 1998 gli ascensori diventano simbolo di sviluppo verticale e di un’ansia di promozione sociale che seduce anche i neri. Dopo John Henry Festival 2001 e Il Colosso di New York 2003, Apex Nasconde il Dolore 2007 mostra un mondo minacciato da un nuovo razzismo, di cui la cultura delle merci si fa veicolo e in cui la pubblicità è la principale fonte di ispirazione nella vita delle persone, mentre il postapocalittico Zona Uno 2012 destruttura il genere horror.

 

 

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